fenomeno-naturale-II

Vini Naturali

Qualche giorno fa ricevo questa mail da Bulzoni, importante enoteca romana in viale Parioli:

“Ciao Marco,
ti contatto per informarti di quanto mi è successo la scorsa settimana:
sono venuti 2 funzionari del ministero delle politiche agricole per contestarmi la vendita sugli scaffali dei vini “Naturali”.
Hanno redatto un verbale al quale seguirà una sanzione e forse una denuncia penale.
L’oggetto della vicenda è che non si possono  mettere in evidenza vini senza una certificazione. Solo quelli con i vari bollini di controllo si distinguono.
[...]
Un caro saluto
Alessandro”

Sarebbe facile e demagogico dire che l’intervento sia privo di fondamento. Tuttavia è altrettanto chiaro che nel campo del vino è partita una controffensiva che ha come bersaglio il profondo cambiamento che sta travolgendo consumi e filosofia produttiva a favore del vino cosiddetto naturale. Forse, anche in considerazione della legislazione europea in materia di biologico, sarebbe semplicemente necessario capire quanto e come quello che sta accadendo (compreso l’episodio di cui sopra) interpreti davvero le istanze reali di chi il vino lo fa, lo vende e lo consuma. Il mito di Davide e Golia insegna.

(nell’immagine la copertina di uno dei libri di Giovanni Bietti per Edizioni Estemporanee)

18 commenti
  1. silvano brescianini
    silvano brescianini says:

    IN EFFETTI DA 20 ANNI ESISTE UNA LEGGE IN TAL SENSO, MA NOI ITALIANI LE LEGGI LE INVOCHIAMO X GLI ALTRI …… !

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  2. Maurizio La Rocca
    Maurizio La Rocca says:

    Purtroppo ci sono troppe persone che, in virtù dei propri affari, di vendite, mode, marketing, ecc., passano sopra a troppe cose: ed il confine tra realtà e fantasia diviene sempre più labile. Solo chi è preparatissimo saprà discernere: peccato che a volte i più bravi lavorino proprio nella promozione. Conseguenza logica, siccome è la sola che paga. Ed il cerchio si chiude, la verità si perde.

    Certo è che non si potrà scrivere “VINO VEGANO” su un’etichetta… o no?

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  3. Giampaolo Bertini
    Giampaolo Bertini says:

    Una riflessione per tutti: non esiste la certificazione “Naturale”,giusto? Bene. Non esiste nemmeno la certificazione “Supertuscans”, giusto? Bene. E’ possibile trovare nelle enoteche, entrambe le scritte sugli scaffali, che “aiutano” il cliente nella scelta, anche se il secondo caso è molto più facile da trovare, ed è paradossalmente anche il più vago, indefinito, inutile nella scelta di un vino.
    Qualcuno mi può spiegare perchè Naturale non si dovrebbe poter scrivere, mentre supertuscans è “legale”?
    Inoltre invito tutti a visitare l’Enoteca Bulzoni e dopo averlo fatto, provare a dire che il loro lavoro è tutto finalizzato a fare soldi, marketing, pubblicità gratuita, o sciocchezze di questo tipo.
    Per finire, invito tutti a cogliere il momento per approfondire l’argomento, prima di dare facili quanto ingiusti giudizi, facendo così il gioco di chi, questo polverone, lo stà alzando.
    Grazie.
    Giampaolo

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    • marcobolasco
      marcobolasco says:

      in effetti mi colpisce il fatto che l’aver scritto di questa storia abbia portato qualcuno a giustificare il comportamento censorio nei confornti di Bulzoni. A lui, come dice Giampaolo, tra l’altro andrebbe dato un premio serietà e onestà perché di commercianti così ce n’è pochi…

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      • Rolando
        Rolando says:

        argomentazione ineccepibile nella sua logica. non dovrebbe nemmeno essere necessario tirarla in ballo per commentare una vicenda come questa, dovrebbe bastare il buon senso.

        Rispondi
  4. Maurizio La Rocca
    Maurizio La Rocca says:

    Al di là dell’assurdità della repressione fatta, che colpisce dove non dovrebbe, rimango della mia opinione su marketing, ecc ecc quando non fatto con cognizione di causa.

    Tutto il mio rispetto a Bulzoni – ed ai commercianti come lui – che si prodigano da decenni con passione a tale attività.

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  5. Francesco Maule
    Francesco Maule says:

    Bravo Gianpaolo, gran bel ragionamento!
    Tanto casino per sto termine, che alla fine non fa altro che aiutare a capire di cosa si tratta. Come li vogliamo chiamare se naturale per la legge e per molti critici non si puo’ usare?
    Trovatecelo!

    Rispondi
  6. fabrizio placidi
    fabrizio placidi says:

    questo gesto è fortemente simbolico. perche colpisce chi la cultura del bere la socializza in un luogo “sacro” e perche colpisce una filosofia di vita legata alla storia ed alla cultura dei popoli libertaria e non omologata

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  7. Giovanni
    Giovanni says:

    La mia solidarietà nei confronti del sig.Bulzoni, ma io credo che qualcuno come si dice”gli l’ha voluta tirare”,solo cosi si giustificano ottusi eccessi di zelo quando vengono lasciate correre le numerose trasgrezioni che molti anche platealmente fanno impuniti!

    Rispondi
  8. wineleaky
    wineleaky says:

    Non mi sembra vi siano gli estremi perchè dal verbale si passi effettivamente ad una sanzione; non si può certamente scrivere NATURALE su un’etichetta di un vino ma nessuna legge vieta di scriverlo su uno scaffale, come altre diciture. Non bisogna però confondere il vino bio con il vino naturale. Dopo ed a seguito della recente approvazione del reg. cee in merito,( che ha dovuto mediare gli interessi dei vari Stati, compresi quelli non produttori, ma importatori di vino bio in cisterne e quindi interessati ad alti valori di SO2) avremo vini simil industriali con il bollino bio a pochi euro sugli scaffali della GDO. Il vino naturale, è vino contadino, lavoro artigianale, piccole quantità e piccole dimensioni, agricoltura organica biodinamica o biologica, certificata o autocertificata. Del resto è impossibile normare il lavoro del vignaiolo naturale; perchè questo sarà molto diverso se svolto in Trentino o in Sicilia e all’interno della stessa azienda sarà diverso di anno in anno. Quando si lavora con i ritmi della natura, non è possibile incasellare tutto in delle norme. Certamente si possono ( e si dovranno) fissare dei paletti, dei minimi comun denominatori (livelli SO2, lieviti indigeni, rifiuto addittivi, ecc), da riportare liberamente in etichetta, a seconda dell’annata e del luogo dove si produce. Se finora non si è fatto è perchè vi sono delle “Prime donne” che hanno diviso e frammentato il Movimento dei Vini Naturali per i loro personali interessi (basta leggere le ultime dichiarazioni di N. Joly o A. Maule…) Vi sono però molti produttori scandalizzati dall’uso del termine naturale, che abusano di altri termini, ancora più ambigui, come Tradizionale per indicare l’agricoltura Convenzionale, cioè della Chimica di sintesi…un pò di onestà intellettuale!

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  9. lino
    lino says:

    salvaguardiamo sempre gli interessi di chi fa profitto, che poi sono gli stessi che ti mandano i funzionari… qui, al di là della vicenda specifica, quello che dovrebbe preoccuparci è il sistema… le lobby del vino.
    a me delle certificazioni non frega nulla, vorrei che entrasse in vigore una sola legge: quella che obbligasse tutti a trattare il vino come ogni altro alimento, imponendo ai produttori di indicarne il contenuto sulla bottiglia (mi riferisco a tutte le sostanze aggiunte in fase di vinificazione). altro che indicazioni sugli scaffali!

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